Accordi di separazione

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"La Mediazione Familiare è ‘la rottura della coppia senza perdente’ ed offre alla coppia che si separa, o che non vive più insieme, la possibilità di decidere essa stessa della propria sorte e della propria famiglia. Permette alla coppia di risolvere i propri conflitti e di giungere ad intendersi sui problemi relativi all’autorità genitoriale, il diritto di visita e le uscite, gli alimenti e la divisione dei beni. Questi accordi devono tenere conto dell’interesse dei figli (quando presenti, n.d.r.) e della soddisfazione di entrambi i coniugi. Si tratta di un processo che lascia ai genitori il potere di decidere circa il futuro delle loro nuove relazioni genitorali” (Anne Babu)

La mediazione Familiare sollecita nella coppia con o senza figli, sposata o non sposata, la risoluzione negoziale e congiunta dei problemi piuttosto che accentuare o esacerbare la vittoria individuale di una persona sull’altra. La coppia che si separa viene aiutata nel mantenere uno sguardo attuale e prospettico sulla riorganizzazione responsabile ed efficace della propria vita relazionale nel dopo separazione.

“Le decisioni verranno scritte dal mediatore, che ha l’incarico di trascriverle in una proposta di intesa che potrà essere sottoposta all’avvocato, nel caso che la coppia voglia legalizzare la propria separazione. L’avvocato potrà allora vedere con il suo cliente se l’accordo rispetta i diritti di ciascuno e può essere iscritto all’interno dei regolamenti giudiziari (omologa di separazione). Se ci sono dei punti di disaccordo, i coniugi potranno tornare in mediazione per discutere i cambiamenti proposti dall’avvocato. Successivamente, l’avvocato integrerà questa intesa nelle procedure legali in vista di un divorzio o di una separazione” (Anne Babu)

Bibliografia:Un modo alternativo di risoluzione dei conflitti: la Mediazione Familiare o "la rottura senza perdente" di Anne Babu in Comporre il conflitto genitoriale. La Mediazione Familiare: metodi e strumenti, a cura di Costanza Marzotto e Riccardo Telleschi, 1999, Edizioni Unicopli - Milano

Mediazione Familiare in breve

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A chi è rivolta  
coppie in via di separazione o già separate, sposate e non sposate 

Cos’è               
un intervento strutturato in un numero definito di incontri

Quando          
prima e anche successivamente l’avvio dell’iter giudiziario

Obiettivi         
facilitare la soluzione di contrasti su questioni relazionali e/o organizzative concrete quali:

  • gli aspetti economici e relativi al mantenimento
  • la divisione dei beni e delle proprietà comuni
  • le scelte relative alla responsabilità genitoriale e la gestione dei compiti educativi
  • le visite e l'alternanza del tempo dei minori nelle due case 
  • la riorganizzazione della vita e delle relazioni familiari dopo la separazione

L’obiettivo non è una “separazione perfetta”, ma una separazione possibile e praticabile, fuori dalla logica vincitori-vinti, aperta alla prospettiva di ri-organizzazione delle relazioni familiari conseguente la separazione. In presenza di figli minori, la coppia viene facilitata nel dare priorità al persistere del ruolo genitoriale. Al termine del percorso di M.F., gli accordi raggiunti e siglati da entrambi i membri della coppia rientrano all’interno della causa legale, se questa ha già avuto inizio. La riduzione della conflittualità nella coppia che si separa, che spesso accompagna i percorsi riusciti di M.F., facilita e rende più fluido il successivo iter.

La M.F. può essere liberamente scelta dalla coppia, ordinata dal Tribunale o suggerita dagli avvocati delle parti.     

Richiede un periodo di temporanea sospensione della causa legale, se questa ha già avuto inizio. Il mediatore facilita la comunicazione interrotta o conflittuale della coppia, che si impegna a raggiungere un accordo reciprocamente accettabile e sostenibile sui temi che intende negoziare. I temi negoziabili in mediazione sono quelli originati dalla separazione o dal divorzio e non quelli che ne sono stati la causa.

Bibliografia: Introduzione alla Mediazione Familiare , Isabella Buzzi, in Introduzione alla mediazione familiare. Principi fondamentali e sua applicazione , John M.Haynes e Isabella Buzzi, 1996, Giuffrè Editore, Milano; Comporre il conflitto genitoriale. La mediazione familiare: metodo e strumenti a cura di Costanza Marzotto - Riccardo Telleschi, 1999, Edizioni Unicopli, Milano; La mediazione familiare. Per una regolazione della conflittualità nella separazione e nel divorzio a cura di Ritagrazia Ardone- Silvia Mazzoni, 1994, Giuffrè Editore, Milano.

CTP - Consulenza Tecnica di Parte

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La legge garantisce fermamente la tutela del diritto di contraddittorio: congiuntamente all'ordinanza di nomina del Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) il giudice stabilisce anche un termine per la nomina dei consulenti di parte (CTP), secondo quanto espressamente previsto dal codice (art.87 c.p.c.; art.201 c.p.c.).

La presenza del CTP nel procedere delle operazioni peritali rappresenta un diritto della parte, che ne sostiene gli oneri economici. Il CTP partecipa personalmente a tutti i colloqui o ai diversi accertamenti predisposti dal CTU e può proporre considerazioni di utilità non solo per il proprio assistito, ma anche per il processo di valutazione e comprensione della situazione in oggetto.

Nei contesti peritali dove ognuno interpreta in modo equilibrato il proprio compito, il CTU ed i CTP delle rispettive parti trovano una corretta modalità di collaborazione: i CTP svolgono il proprio ruolo di tutela, in primo luogo accompagnando i propri assistiti nel percorso di valutazione, sostenendoli nelle rispettive motivazioni ed intervenendo in sede peritale al fine di portare a conoscenza comune elementi utili alla valutazione, visibili solo dal particolare punto di vista della parte.

Bibliografia: La consulenza psicologica in sede giudiziaria di Maria Elena Magrin , in Guida al lavoro peritale, a cura di Maria Elena Magrin, 2000, Giuffrè Editore - Milano

Percorsi supportivi

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Attraverso i percorsi supportivi lo psicologo clinico agevola il cambiamento dei processi di adattamento alle frustrazioni, rafforzando i meccanismi di difesa maggiormente adattivi e le risorse funzionali esistenti. L’obiettivo principale è quello di facilitare l’individuo a ristabilire l’equilibrio interno minacciato o disturbato dal momento critico e quindi tornare al livello di funzionamento precedente, integrando l’esperienza di sofferenza.

La principale differenza rispetto alla psicoterapia (terapia “ricostruttiva” o “del profondo”) è che quest’ultima sfida le resistenze dell’inconscio per cercare “un’interpretazione che non si arresti alla superficialità della consulenza pragmatica” (Parenti, 1975).

Nella psicoterapia i principali obiettivi sono dati, invece, dall’analisi delle difese e dallo svelamento dei contenuti inconsci che comportano un cambiamento nelle modalità relazionali e comportamentali dell’individuo. Attraverso l’ insight e la graduale risoluzione dei conflitti intrapsichici, terapeuta e paziente cercano una modificazione della percezione del bisogno, un cambiamento dei meccanismi difensivi e delle risposte cognitive ed affettive stereotipate, precedentemente attuati e non più necessari.

Il sostegno psicologico permette una focalizzazione del lavoro su temi specifici ed una prospettiva temporale più contenuta (sei mesi/un anno). Nel contratto terapeutico, temi e tempi devono essere esplicitati.

Un evento critico di vita (nascita di un figlio, separazione, lutto, difficoltà nel proprio ruolo genitoriale con i figli in crescita, problemi in ambito lavorativo, etc…) può essere affrontato efficacemente con un percorso supportivo.

Nella prassi, non è inusuale che una persona si impegni in un lavoro psicologico di sostegno, maturando in seguito una richiesta di lavoro psicoterapeutico. Tale evoluzione, quando accade, deve essere esplicitata e ri-negoziata.

Il contratto terapeutico può modificarsi, ma deve rientrare all’interno dell’alleanza terapeutica, ovvero discusso, chiarito nel metodo e negli obiettivi, partecipato. Il rispetto di questi criteri garantisce un ri-orientamento fluido e non confusivo del percorso in atto, una possibile (ma non necessaria) evoluzione positiva nata all’interno di una relazione di cura vitale e costruttiva.

Un esempio pratico: cambia la dicitura sulla fattura. Sembra banale, ma non lo è.

Bibliografia: Le attuali frontiere della psicologia clinica , Mario Fulcheri, Centro Scientifico Editore, 2005, Torino

Consulenze brevi

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Nei colloqui di consulenza viene valutato se e quale percorso psicologico sia preferibile nel caso specifico.

Questo spazio offre la possibilità di accogliere e valutare con cura la richiesta portata dal cliente (analisi della domanda). I colloqui per l'analisi della domanda, di norma al massimo tre nel nostro metodo di lavoro, individuano le caratteristiche specifiche di interventi differenti, mettendole in relazione alle possibilità reali di lavoro del cliente e del Clinico (obiettivi, tempi, costi).

Conclusa la fase dell’analisi della domanda, il cliente può rimanere in un’ottica consulenziale e stabilire, insieme al Clinico, un numero preciso di incontri in cui affrontare il problema portato.

La consulenza breve, spesso confusa con un intervento “minore” o “veloce”, è invece un tipo di lavoro psicologico difficile nei suoi requisiti tecnici, valido e “concluso” nella sua durata specifica.

Una scelta partecipata e "pensata" del proprio percorso psicologico pone solide basi per il lavoro successivo.

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